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Il Mediatore conferma la decisione della Commissione in caso di presunta discriminazione basata sull'orientamento sessuale

Il Mediatore europeo, P. Nikiforos Diamandouros, ha confermato che la decisione della Commissione europea di non proseguire un'indagine contro le autorità spagnole sulle accuse di discriminazione basata sull'orientamento sessuale era ragionevole. Nel corso dell'indagine del Mediatore sul caso, la Commissione ha spiegato che il problema riscontrato dai denuncianti esula dal campo di applicazione del diritto comunitario nella sua fase attuale di sviluppo e ha suggerito di chiedere un risarcimento a livello nazionale. In linea con il suggerimento della Commissione, i denuncianti hanno presentato una denuncia al Mediatore spagnolo, che potrebbe essere in grado di aiutarli.

Il Mediatore europeo lavora a stretto contatto con i suoi omologhi della rete europea dei difensori civici per contribuire a garantire la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini a tutti i livelli dell'Unione europea. Egli ha pertanto inviato una copia della sua decisione al difensore civico spagnolo. La decisione è disponibile sul sito web del Mediatore europeo all'indirizzo:


Il caso

I denuncianti - un cittadino spagnolo e un cittadino argentino - hanno presentato una denuncia formale alla Commissione contro la decisione delle autorità spagnole di rifiutare a uno di loro un visto per ricongiungimento familiare. Secondo i denuncianti, il rifiuto si basava sul fatto che essi sono dello stesso sesso e costituisce quindi una discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, il che sarebbe contrario al diritto comunitario. Nella loro denuncia al Mediatore, i denuncianti hanno sostenuto che la Commissione non aveva trattato correttamente la loro denuncia e che aveva interpretato le norme comunitarie applicabili in modo indebitamente restrittivo. Hanno sottolineato che il diritto comunitario è pertinente per la soluzione del loro problema e che la Commissione avrebbe dovuto avviare una procedura di infrazione nei confronti delle autorità spagnole per la violazione di una serie di norme dell'UE, in particolare l'articolo 13 del trattato CE che vieta la discriminazione e gli articoli 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché le disposizioni delle direttive 2000/78 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e 2000/43/CE relative alle discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica.

La Commissione ha sostenuto che il problema riscontrato dai denuncianti esula dal campo di applicazione del diritto comunitario nella sua fase attuale di sviluppo. Ha spiegato che l'articolo 13 del trattato CE può essere utilizzato come base giuridica solo in materie che rientrano nelle competenze della Comunità, il che non avviene per il diritto di famiglia. Lo stesso ragionamento vale per gli articoli 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L'istituzione ha dichiarato che le due direttive adottate sulla base dell'articolo 13 del trattato CE, le direttive 2000/43 e 2000/78, non sono applicabili alla situazione, mentre la sua proposta di direttiva sul ricongiungimento familiare si applica solo ai cittadini di uno Stato membro che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione. Inoltre, la sua proposta di direttiva relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri estende il diritto al ricongiungimento familiare ai partner non sposati solo se la legislazione dello Stato membro interessato riconosce diritti identici alle coppie sposate e non sposate. La Commissione ha pertanto suggerito ai denuncianti di presentare ricorso a livello nazionale.

 

Per ulteriori informazioni, si prega di contattare José Martinez Aragón, consigliere giuridico principale, tel. +33 3 88 17 24 01.
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