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Multilinguismo nelle istituzioni dell’UE- Relazione sulla consultazione pubblica

NB: i pareri contenuti nella presente relazione riflettono i contributi alla consultazione pubblica e non dovrebbero essere considerati come espressione della posizione della Mediatrice europea.

Febbraio 2019

 

1. Introduzione

Nel luglio 2018 la Mediatrice ha avviato una consultazione pubblica sull’uso delle lingue nelle istituzioni, negli organismi, negli uffici e nelle agenzie dell’UE (gli «organismi dell’UE»).

La consultazione mira a promuovere il dibattito sull’argomento, tenendo presente la necessità di conciliare il rispetto e il sostegno della diversità linguistica con i vincoli amministrativi e di bilancio. Sono state trattate quattro questioni principali:

I. regole e pratiche;

II. uso della lingua nei siti web;

III. uso della lingua nelle consultazioni pubbliche;

IV. necessità di una nuova legislazione, costi di traduzione e potenziale delle traduzioni automatiche.

La Mediatrice ha ricevuto 286 risposte. Chi ha risposto ha trattato solo alcune delle questioni sollevate.

Tre risposte sono state presentate dagli Stati membri, due da agenzie dell’UE, una da un’autorità regionale, 33 da organizzazioni o associazioni non governative e 247 da singole persone (cfr. l’allegato).

La Mediatrice ha ricevuto risposte in 19 lingue ufficiali dell’UE, e precisamente in francese (95), inglese (57), italiano (32), spagnolo (25), tedesco (21), neerlandese (18), slovacco (14), ungherese (3), polacco (3), portoghese (3), irlandese (2), svedese (2), ceco (2), bulgaro (1), croato (1), danese (1), finlandese (1), greco (1) e rumeno (1). Una risposta è stata presentata in latino, una in esperanto e una in catalano.

2. Sommario

  •  Il multilinguismo gode di ampio sostegno.
  •  Le restrizioni linguistiche possono essere consentite, in determinate circostanze, ma dovrebbero essere giustificate da una politica linguistica pubblicata su ciascuno dei siti web degli organismi dell’UE disponibile possibilmente in tutte le lingue ufficiali dell’UE.
  •  Una politica di «traduzioni su richiesta» è un’utile garanzia.
  •  I siti web degli organismi dell’UE dovrebbero, almeno in una certa misura, essere disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE.
  •  Le sintesi delle questioni fondamentali pubblicate in tutte le lingue ufficiali o in molte di queste sono generalmente considerate un buon compromesso, qualora il multilinguismo integrale non sia considerato praticabile.
  •  Le consultazioni pubbliche, data la loro natura e come regola generale, dovrebbero essere disponibili nel maggior numero possibile di lingue ufficiali dell’UE.
  •  Sarebbe utile sfruttare il potenziale delle traduzioni automatiche, almeno quale ausilio per i traduttori.

3. Risposte

I. Norme e prassi relative alle restrizioni linguistiche

Mancanza di trasparenza (domanda 1)

Vi è una mancanza di trasparenza (e poche norme formali) sul modo in cui le diverse sezioni dell’amministrazione dell’UE mettono a disposizione le informazioni nelle diverse lingue ufficiali dell’UE. Ciò include, ad esempio, i criteri utilizzati per decidere quale lingua o quali lingue utilizzare in particolari contesti. Come si possono colmare queste lacune? Quali criteri supplementari, se del caso, si dovrebbero applicare?

La grande maggioranza di chi ha risposto ritiene che l’attuale mancanza di trasparenza non sia auspicabile in quanto conduce all’arbitrarietà, alle incoerenze e alla discriminazione. Occorre introdurre alcune regole per colmare le lacune. Esistono pareri diversi sul contenuto di tali regole (domanda 2) e sulla loro forma (domanda 8).

Molti di coloro che hanno risposto fanno riferimento ai principi di diversità linguistica e uguaglianza linguistica, osservando che la lingua costituisce una parte fondamentale dell’identità dei cittadini. Le barriere linguistiche ostacolano la partecipazione dei cittadini ai dibattiti e al processo decisionale a livello dell’UE. Si teme che le restrizioni linguistiche offrano un accesso privilegiato ad alcuni Stati membri, cittadini e operatori economici e riducano la legittimità complessiva dell’UE.

Molti fra coloro che hanno risposto osservano che l’accesso alle informazioni in una lingua che i cittadini comprendono è fondamentale per garantire la fiducia nella funzione pubblica dell’UE e per contrastare il sospetto, il disinteresse e l’euroscetticismo.

Tre modelli di politica linguistica

I partecipanti alla consultazione hanno proposto tre modelli principali di politica linguistica per gli organismi dell’UE.

1. Multilinguismo limitato

La maggior parte di coloro che hanno risposto a questa domanda (102) è favorevole a una forma di multilinguismo limitato. Essi sostengono che le informazioni devono essere sempre disponibili in almeno tre-cinque lingue ufficiali di uso comune (inglese, francese e tedesco, e possibilmente italiano e spagnolo). Le altre lingue ufficiali dovrebbero essere utilizzate solo se vengono soddisfatti determinati criteri. Le seguenti informazioni dovrebbero essere sempre disponibili in tutte le lingue ufficiali:

  •  documenti/informazioni con un importante impatto finanziario per i cittadini e le PMI, ad esempio in materia di Erasmus+, offerte di lavoro, bandi di gara o orientamenti per i progetti UE;
  •  informazioni che riguardano in particolare la vita dei cittadini, come l’istruzione, la salute, i diritti dei cittadini e la sicurezza sociale;
  •  documenti che creano diritti e doveri per i cittadini;
  •  consultazioni pubbliche;
  •  alcuni comunicati stampa.

Vengono menzionati i seguenti criteri aggiuntivi:

  •  se alcuni Stati membri o cittadini sono specificamente interessati o si fa riferimento ad essi, le informazioni/i documenti dovrebbero essere disponibili nella lingua ufficiale o nelle lingue ufficiali degli Stati membri o dei cittadini interessati;
  •  per alcuni settori specializzati, come la ricerca scientifica, possono essere giustificate restrizioni linguistiche;
  •  dovrebbero essere considerate l’urgenza e l’importanza politica delle informazioni;
  •  nel caso degli organismi decentrati dell’UE, si dovrebbe tener conto della lingua dello Stato membro ospitante.

2. Multilinguismo illimitato

Diciotto di coloro che hanno risposto desiderano un multilinguismo assoluto, in cui dovrebbero essere utilizzate sempre tutte le lingue ufficiali dell’UE, con tutte le traduzioni disponibili simultaneamente.

3. Verso una «lingua franca»

Quarantasei auspicano una lingua comune parlata da tutti i cittadini dell’UE. Esistono due approcci: quattro fra quelli che hanno risposto considerano una delle attuali lingue di lavoro (l’inglese) la scelta ideale. Quarantuno sono fortemente a favore dell’uso di una lingua comune ma neutrale, quale l’esperanto.

Monitoraggio del multilinguismo

Diversi partecipanti propongono meccanismi per monitorare il rispetto del multilinguismo da parte degli organismi dell’UE. I suggerimenti includono:

  •  la creazione di un «osservatorio del multilinguismo» che monitora costantemente la questione;
  •  la creazione di un «difensore civico del multilinguismo», come un mediatore specializzato nel multilinguismo o un organo di controllo con il potere di imporre sanzioni in caso di non conformità;
  •  statistiche sull’uso delle lingue negli organismi dell’UE per migliorare la trasparenza.
Politica linguistica (domanda 2)

Ogni istituzione dell’UE dovrebbe avere una politica linguistica e, in caso affermativo, che cosa dovrebbe prevedere una politica linguistica? Dette politiche dovrebbero essere pubblicate sui siti web delle istituzioni? Quanto dovrebbe essere dettagliata tale politica sui casi specifici in cui la scelta della lingua o delle lingue è limitata?

Auspicabilità di una politica linguistica

La maggior parte di coloro che hanno risposto (175) è a favore di una politica linguistica. I pareri divergono in merito all’opportunità della politica linguistica di riguardare tutti gli organismi dell’UE o di essere specifica per ciascun organismo. Emergono tre opzioni principali.

1. Una politica comune: cinquantadue sostengono che una politica comune favorirebbe la trasparenza e la chiarezza sull’uso delle lingue in tutti gli organismi dell’UE. I pareri divergono sull’opportunità di coinvolgere le agenzie dell’UE.

2. Una politica comune, adattata a ciascun organismo dell’UE: una seconda opzione (hanno risposto in 17) consiste in una politica comune, che stabilisca i principi di base sull’uso delle lingue applicabili a tutti gli organismi dell’UE. Tale politica comune verrebbe quindi adattata ai compiti e ai ruoli specifici di ciascun organismo dell’UE.

3. Politiche separate: a causa delle notevoli differenze tra gli organismi dell’UE per quanto riguarda i ruoli e le funzioni, una politica linguistica comune non sarebbe pratica (hanno risposto in 7).

Pubblicazione di una politica linguistica

Coloro che hanno risposto concordano sul fatto che una politica linguistica dovrebbe essere pubblicata sui siti web degli organismi dell’UE ed essere disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Venti considerano utile se sul sito web fosse presente una funzione di commento per la politica linguistica, che consenta al pubblico di fornire riscontri sul contenuto e sull’attuazione di tale politica.

Livello di dettaglio di una politica linguistica

Chi ha risposto concorda in generale sul fatto che una politica linguistica dovrebbe stabilire quali lingue debbano essere utilizzate dagli organismi dell’UE e in quali situazioni. Ciò dovrebbe essere facile da capire da parte dei cittadini.

Per quanto riguarda il livello di dettaglio:

  •  alcuni preferiscono una politica linguistica (molto) dettagliata, in cui le restrizioni siano giustificate in base a criteri chiari. Ciò consente di evitare l’arbitrarietà.
  •  Altri preferiscono una politica linguistica più generale e flessibile, che stabilisca i principi di base riguardo alle situazioni in cui l’uso delle lingue può essere limitato e alle relative motivazioni. La politica linguistica dovrebbe essere concisa, coerente e logica. Tuttavia, per essere fattibile, dovrebbe consentire flessibilità e valutazioni caso per caso.
Traduzioni su richiesta (domanda 3)

Ciascuna istituzione dovrebbe avere una politica sulle circostanze in cui può fornire, su richiesta, traduzioni delle informazioni o dei documenti? In caso affermativo, come può essere definito questo tipo di politica onde evitare costi sproporzionati?

Sì o no?

Sono favorevoli centoquattordici per i quali dovrebbe esistere una politica di traduzione su richiesta per garantire l’accesso dei cittadini alle informazioni. Tale politica dovrebbe far parte di una politica linguistica (comune).

Sono contrari trentuno per i quali gli organismi dell’UE non dovrebbero avere una politica di fornitura di traduzioni su richiesta, per diversi motivi:

  •  le traduzioni su richiesta non sono necessarie se le restrizioni linguistiche sono debitamente giustificate da una politica linguistica dettagliata.
  •  Rischio di sfruttamento da parte di richiedenti impropri.
  •  Troppo costoso.
  •  Un organismo partecipante, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, teme che il diritto di ricevere traduzioni su richiesta possa impedire all’agenzia di rispettare le scadenze regolamentari.
Evitare costi eccessivi

Un gruppo non è d’accordo sul fatto che una politica di traduzioni su richiesta comporterebbe «costi eccessivi». Un partecipante riassume questo punto di vista come segue: «sono i costi della democrazia. Il costo della democrazia non è mai troppo elevato».

Altri che hanno risposto suggeriscono le seguenti misure per evitare costi eccessivi (cfr. anche le risposte alla domanda 9):

  •  fornire traduzioni su richiesta solo per documenti importanti (come quelli riguardanti i diritti dei cittadini) o documenti che rimangono validi per almeno un anno;
  •  fornire traduzioni su richiesta solo se il richiedente può dimostrarne la necessità[1];
  •  Fornire traduzioni automatiche (modificate), possibilmente con una dichiarazione di non responsabilità;
  •  razionalizzare le risorse creando un gruppo comune di risorse per tutti gli organismi dell’UE, ad esempio sotto forma di un servizio di traduzione centrale;
  •  ridurre al minimo il rischio di abusi, ad esempio consentendo agli organismi dell’UE di rifiutare alcuni tipi di richieste;
  •  disporre di un bilancio specifico per le traduzioni su richiesta;
  •  fornire traduzioni solo in formato digitale;
  •  utilizzare una lingua comune neutrale per ridurre i costi di traduzione;
  •  introdurre un «modello di petizione», in cui un documento viene tradotto solo se un numero rilevante di persone ne chiede la traduzione;
  •  affidare il compito di tradurre su richiesta alle rappresentanze dell’UE nei diversi Stati membri dell’UE;
  •  addebitare i costi agli Stati membri dell’UE di competenza;
  •  verificare se una traduzione è già disponibile in uno Stato membro, ad esempio creando una «piattaforma comune di traduzione» per migliorare lo scambio di informazioni tra i centri nazionali di traduzione;
  •  ridurre la lunghezza dei documenti e delle informazioni su Internet.

I partecipanti hanno opinioni contrastanti sull’opportunità di addebitare commissioni per le traduzioni su richiesta. Coloro che propongono il sistema di tariffazione sostengono che le commissioni non solo coprirebbero i costi di traduzione, ma scoraggerebbero anche le persone dal presentare richieste improprie. Per i contrari sarebbe discriminante riscuotere commissioni dai cittadini, qualora altri cittadini avessero accesso alle stesse informazioni nella loro lingua madre.

II. Siti web dell’UE

Principi linguistici generali (domanda 4)

Quali principi linguistici generali dovrebbero essere applicati ai siti web delle istituzioni dell’UE? In particolare, quali parti dei siti web dell’UE ritenete debbano essere disponibili in tutte o in molte lingue dell’UE?

Coloro che hanno risposto sono divisi tra multilinguismo illimitato e multilinguismo limitato per i siti web dell’UE. Un gruppo (81) è dell’avviso che tutte le parti dei siti web dell’UE dovrebbero essere disponibili in tutte le lingue ufficiali per assicurare la legittimità democratica e la parità linguistica. Un gruppo più ristretto è dell’avviso che tutti i siti web dell’UE dovrebbero essere disponibili almeno in inglese, tedesco, francese e, potenzialmente, anche in altre lingue. Un altro gruppo vorrebbe che tutto fosse disponibile in una lingua comune e neutrale.

Settanta sostengono che le parti dei siti web dell’UE che interessano il «grande pubblico» dovrebbero essere disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE, ad esempio:

  •  le sezioni «A proposito di...» che descrivono il funzionamento e le finalità di un organismo dell’UE, con i relativi recapiti;
  •  le sezioni contenenti notizie, comunicati stampa e sviluppi recenti;
  •  i siti web
    •  che trattano di sanità pubblica, istruzione, economia, diritti dei passeggeri, sicurezza alimentare, sicurezza sul lavoro o diritti dei cittadini;
    •  che riportano informazioni su sovvenzioni, bandi di gara e altri regimi di appalto o di finanziamento;
    •  relativi alle principali iniziative politiche, alle questioni giuridiche e agli orientamenti su come conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dell’UE;
    •  che riportano offerte di lavoro;
    •  delle presidenze dell’UE.

Per altre parti dei siti web dell’UE, che si rivolgono a un pubblico più specializzato, può essere giustificato un regime linguistico più limitato[2].

Sintesi in tutte o in molte lingue ufficiali (domanda 5)

Sarebbe utile pubblicare sintesi delle questioni fondamentali in tutte o in molte lingue ufficiali?

Circa due terzi considerano utili le sintesi delle questioni fondamentali pubblicate in tutte le lingue ufficiali o in molte di queste.

Numerosi fra coloro che si sono espressi a favore delle sintesi le considerano un buon compromesso. Sessantadue sono del parere che le sintesi dovrebbero essere disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Alcuni considerano sufficienti le sintesi nelle 3, 4 o 5 lingue più parlate. Altri sostengono che la sintesi rischia di distorcere le informazioni e discrimina le persone che hanno accesso solo alla versione sintetica.

Restrizioni linguistiche (domanda 6)

È ragionevole, in determinate circostanze, fornire materiale in un numero limitato di lingue piuttosto che in tutte le lingue ufficiali? In caso affermativo, quali criteri dovrebbero essere utilizzati per stabilire le modalità di scelta di tali lingue (ad esempio, dimensione della popolazione che parla la lingua in questione, livello di diversità linguistica della popolazione, ecc.)?

Sì o no?

Sì: la maggioranza (119) di coloro che hanno risposto a questa domanda considera accettabile, in determinate circostanze e per motivi pragmatici, fornire materiale solo in un numero limitato di lingue. Alcuni pongono condizioni, ad esempio, che siano fornite giustificazioni chiare o che le restrizioni siano abbinate alla possibilità di fornire traduzioni su richiesta.

No: ottantaquattro si sono espressi a favore di un modello di multilinguismo senza restrizioni, in cui qualsiasi tipo di restrizione linguistica è discriminatoria e, pertanto, inaccettabile.

Criteri di selezione delle lingue

Chi si è espresso ha opinioni diverse riguardo ai criteri che dovrebbero essere utilizzati per selezionare le lingue ufficiali.

Numerosi considerano il criterio più importante l’impatto, la pertinenza o l’interesse delle informazioni per un determinato gruppo di cittadini, gli Stati membri o il pubblico in generale. A loro avviso, le lingue dovrebbero essere scelte in base al fatto che tutti gli interessati siano in grado di comprendere le informazioni. Ciò implicherebbe che alcuni contenuti molto specifici, spesso indirizzati agli esperti, potrebbero essere disponibili solo in un numero limitato di lingue.

Alcuni sostengono che le dimensioni della popolazione di coloro che parlano le lingue prescelte è un criterio adeguato, basato su una percentuale minima della popolazione europea[3] coperta dalle lingue ufficiali selezionate o sulle lingue ufficiali più parlate. Altri sono rigorosamente contrari al criterio delle dimensioni della popolazione, in quanto tale criterio discriminerebbe necessariamente le popolazioni di minori dimensioni e le loro lingue.

Per alcuni si dovrebbe dare priorità alle lingue di lavoro della funzione pubblica dell’UE (per alcuni organismi dell’UE, ossia inglese, francese e tedesco) o alle lingue che sono ufficiali in più di uno Stato membro.

III. Consultazioni pubbliche

Politica della Commissione (domanda 7)

Nell’aprile 2017, la Commissione europea ha adottato un nuovo regolamento interno che prevede la pubblicazione in tutte le lingue ufficiali dell’UE dei documenti relativi alle consultazioni pubbliche sulle «iniziative prioritarie» nel suo programma di lavoro annuale. Tutte le altre consultazioni pubbliche devono essere disponibili almeno in inglese, francese e tedesco. Le consultazioni pubbliche di «ampio interesse pubblico» dovrebbero essere disponibili in altre lingue. Inoltre, «le pagine di consultazione o una sintesi delle stesse devono essere tradotte in tutte le lingue ufficiali dell’UE».

A Suo parere, questa politica trova il giusto equilibrio tra l’esigenza di rispettare e sostenere la diversità linguistica, da un lato, e i vincoli amministrativi e di bilancio, dall’altro? È questo il tipo di politica che potrebbe essere ragionevolmente adottato da altre istituzioni dell’UE?

Circa la metà di coloro che hanno risposto (124) afferma che la politica della Commissione non trova il giusto equilibrio. La grande maggioranza di coloro che hanno risposto considera insufficiente l’attuale politica della Commissione, per i motivi riportati di seguito.

  •  Molti di coloro che hanno risposto (50) deplorano la definizione vaga di alcuni termini chiave, quali «ampio interesse pubblico», «lingue aggiuntive» e «iniziative prioritarie». Ciò conferisce alla Commissione un’ampia discrezionalità e potrebbe portare a un’applicazione arbitraria della politica.
  •  Molti (49) sostengono che le consultazioni pubbliche dovrebbero essere disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE. La questione è che, data la natura delle consultazioni pubbliche, gli organismi dell’UE devono garantire che tutti i cittadini possano partecipare su base paritaria. Le limitazioni dovrebbero essere l’eccezione e non il contrario.
  •  Numerosi fra coloro che si sono espressi (46) non comprendono perché l’inglese, il francese e il tedesco dovrebbero avere uno status privilegiato nelle consultazioni pubbliche. Questo status crea disparità linguistiche.
  •  Alcuni (9) sono del parere che alle tre lingue ufficiali dovrebbero essere aggiunte altre lingue ufficiali (tra cui lo spagnolo e l’italiano).
  •  Altri ancora (6) sono preoccupati per gli aspetti pratici. In che misura la politica della Commissione per il 2017 è applicata nella pratica? In quale momento del periodo di consultazione sono disponibili le diverse traduzioni?

Per sessantaquattro di coloro che hanno risposto la politica linguistica della Commissione per le consultazioni pubbliche del 2017 è adeguata. Alcuni definiscono questa politica un primo passo importante e suggeriscono addirittura che dovrebbe essere adottata da altri organismi dell’UE. Su questo punto, un organismo partecipante, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, osserva che è difficile adottare esattamente la stessa politica in altri organismi, in quanto le consultazioni pubbliche organizzate dalla Commissione possono differire da quelle organizzate da altri organismi dell’UE e possono avere destinatari diversi.

Alcuni (5) considerano troppo costosa la politica della Commissione per il 2017 e reputano sufficiente la pubblicazione solo in inglese, oppure in inglese, francese e tedesco.

IV. Altro

Nuova legislazione dell’UE (domanda 8)

L’unica legislazione specifica sull’uso delle lingue da parte dell’amministrazione dell’UE risale al 1958 quando esistevano sei Stati membri e quattro lingue ufficiali. Ritiene che, nelle circostanze attuali, sarebbe utile una nuova legislazione? Oppure ritiene che sia meglio affrontare le questioni linguistiche al di fuori di un quadro giuridico dettagliato?

La maggior parte di coloro che hanno risposto (126) a questa domanda reputa utile una nuova legislazione o una revisione dell’attuale regolamento n. 1/1958. Alcune risposte precisano che tale legislazione riveduta dovrebbe rafforzare il multilinguismo definendo in dettaglio i diritti linguistici dei cittadini. Chi si è espresso motiva la propria posizione affermando che, sebbene sia auspicabile una nuova legislazione, la revisione del regolamento n. 1/1958 rischia di aprire un vaso di pandora.

Coloro che hanno risposto hanno presentato le seguenti proposte di modifica del regolamento n. 1/1958:

  •  imporre alle istituzioni dell’UE di adottare norme interne sull’applicazione del regime linguistico, anziché concedere loro la possibilità di farlo (articolo 6);
  •  includere il diritto di ricevere traduzioni su richiesta;
  •  aggiornare il regolamento n. 1/1958 per riflettere l’articolo 11 del trattato sul funzionamento dell’UE, che impone alla Commissione di procedere ad ampie consultazioni delle parti interessate e alle istituzioni dell’UE di mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con la società civile;
  •  introdurre un linguaggio comune neutrale.

In trentaquattro si sono espressi contrari a una nuova legislazione o a una revisione del regolamento n. 1/1958. Essi ritengono che il regolamento n. 1/1958 sia sufficiente e aggiornato e che vada mantenuta la parità di tutte le 24 lingue ufficiali. La sfida consiste piuttosto nel dare corretta attuazione alla legislazione esistente.

Alcuni di coloro che hanno risposto propongono di affrontare le questioni linguistiche al di fuori di un quadro legislativo dettagliato. Sono proposti diversi suggerimenti:

  •  orientamenti (comuni) adottati dagli organismi dell’UE;
  •  aggiornamento della comunicazione della Commissione sulla traduzione nell’ambito del processo decisionale della Commissione (2016);
  •  un codice di condotta sul multilinguismo;
  •  un accordo interistituzionale in base al quale ciascun organismo dell’UE adotta la propria politica linguistica;
  •  raccomandazioni del Mediatore europeo.
Costi di traduzione (domanda 9)

Un eventuale aumento del volume di informazioni e documenti pubblicati in tutte le lingue dell’UE comporterà costi di traduzione aggiuntivi. Come propone di coprire questi costi aggiuntivi? Tramite altre parti del bilancio dell’UE? A titolo di finanziamento supplementare da parte dei singoli Stati membri interessati? Con altri mezzi?

Le risposte a questa domanda variano a seconda del modello di politica linguistica sostenuto dai partecipanti.

Secondo alcuni, i costi di traduzione non sono eccessivi e la domanda dovrebbe essere invertita: «Quali sono i costi della mancata traduzione?» In particolare: «La traduzione, vale a dire l’informazione e la capacità di ogni cittadino di comprendere ciò che sta accadendo, non mi sembra una spesa secondaria, ma un imperativo democratico, in un contesto in cui l’Unione è spesso fraintesa e respinta» (risposta presentata in francese).

I partecipanti hanno avanzato vari suggerimenti su come far fronte ai costi (aggiuntivi) della traduzione:

  •  sessantadue affermano che i costi di traduzione dovrebbero essere a carico del bilancio generale dell’UE. Se così non fosse, gli Stati membri di dimensioni minori finirebbero per pagare di più per le traduzioni rispetto agli Stati membri più grandi.
  •  Alcuni (22) si spingono oltre, chiedendo che gli Stati membri che hanno una delle «lingue privilegiate» paghino di più per compensare questo vantaggio.
  •  Al contrario, altri (24) sono del parere che gli Stati membri che desiderano ricevere traduzioni aggiuntive nella loro lingua ufficiale dovrebbero coprire i costi associati.
  •  Molti di coloro che hanno risposto hanno avanzato suggerimenti su come ridurre i costi di traduzione:
    •  mettendo in comune le risorse di traduzione di tutti gli organismi dell’UE;
    •  basandosi maggiormente sulla traduzione automatica (cfr. anche la domanda 10);
    •  riducendo la quantità di testi;
    •  migliorando la qualità dei testi;
    •  richiedendo le traduzioni a fornitori esterni;
    •  promuovendo la concorrenza tra le agenzie di traduzione attraverso gare d’appalto trasparenti;
    •  riducendo le tariffe di traduzione del Centro di traduzione degli organismi dell’UE per allinearle a quelle del settore privato della traduzione;
    •  evitando la revisione di documenti già tradotti;
    •  evitando l’urgenza;
    •  cooperando con i servizi di traduzione nazionali, ad esempio creando una piattaforma comune di traduzione per evitare doppi lavori.
Traduzioni automatiche (domanda 10)

In che misura la tecnologia può essere utilizzata per fornire traduzioni tra le varie lingue dell’UE? Nella misura in cui le traduzioni «automatiche» non sempre possono essere pienamente accurate, si tratta di un prezzo accettabile da pagare per far sì che le traduzioni dei documenti siano messe a disposizione in modo più rapido ed economico di quanto non sarebbe altrimenti?

Coloro che hanno risposto ritengono che trovare il giusto equilibrio tra il potenziale delle traduzioni automatiche e il rischio di imprecisioni rappresenti una sfida: «A volte le traduzioni automatiche sono meglio di niente, ma a volte peggio di niente».

Per quasi la metà tra questi (134), la bilancia pende a favore delle traduzioni automatiche. Sebbene le questioni attuali relative al suo utilizzo siano chiaramente riconosciute, vari partecipanti (17) sono dell’avviso che si dovrebbero investire più risorse nello sviluppo delle tecnologie di traduzione. Al contempo, la maggior parte formula le condizioni per l’uso attuale delle traduzioni automatiche; ad esempio la traduzione automatica dovrebbe:

  •  essere utilizzata solo come ausilio[4] o se sottoposta a revisione da parte di un traduttore;
  •  non essere utilizzata per documenti che richiedono precisione, come i documenti legali o finanziari;
  •  essere utilizzata solo accompagnata da una dichiarazione che chiarisca che il testo è stato tradotto automaticamente e pertanto forse non è preciso;
  •  essere utilizzata solo come soluzione transitoria fino a quando non è disponibile una traduzione «adeguata»;
  •  essere associata alla possibilità di ricevere traduzioni «adeguata» su richiesta.

Alcuni forniscono esempi di situazioni in cui la traduzione automatica potrebbe essere utilizzata maggiormente, ad esempio per contenuti web, testi semplici o brevi, documenti interni o per traduzioni in lingue non ufficiali.

Per circa un quarto di coloro che si sono espressi (73), la bilancia pende a favore del non utilizzo delle traduzioni automatiche. Alcuni (28) sottolineano la loro inaffidabilità e qualità insufficiente. L’uso della traduzione automatica rischia di discriminare i cittadini dell’UE, se alcune lingue ufficiali sono tradotte «correttamente» e altre no. Altri ancora mettono in guardia contro la circolazione di traduzioni «grigie», che hanno il potenziale di produrre «notizie false». Se proprio si decide di utilizzarla, la traduzione automatica può essere utile per assistere il lavoro dei traduttori (14).

4. Panoramica degli altri punti sollevati

Uso delle lingue regionali o minoritarie da parte degli organismi dell’UE

Alcuni menzionano l’importanza delle lingue regionali e minoritarie negli Stati membri dell’UE, che non hanno lo status di lingua ufficiale ma che sono ampiamente parlate o costituiscono una parte essenziale dell’identità. Vengono avanzate proposte su come conferire a tali lingue un maggiore riconoscimento a livello dell’UE:

  •  concedendo loro una sezione sui siti web dell’UE;
  •  pubblicando le questioni che riguardano le minoranze nella lingua o nelle lingue pertinenti;
  •  mettendo a disposizione sintesi delle questioni fondamentali e delle consultazioni pubbliche nelle lingue regionali o minoritarie;
  • modificando il regolamento n. 1/1958 per proteggere le lingue regionali o minoritarie.
Conseguenze della Brexit

Alcuni tra coloro che hanno risposto osservano che, conseguentemente alla Brexit del marzo 2019, l’inglese dovrebbe diventare meno dominante e meno importante nella comunicazione interna ed esterna della funzione pubblica dell’UE.

Allegato. Elenco dei contributi

Stati membri

Francia - Secrétariat Général des Affaires Européennes

Italia - Permanent Representation of Italy to the EU

Spagna - Secretaría de Estado para la Unión Europea

Istituzioni, organi, uffici e agenzie dell’UE

Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA)

Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA)

Autorità pubbliche regionali

Vlaamse Overheid

Organizzazioni

European Language Equality Network

Kotimaisten kielten keskus (Finnish Centre of Domestic Languages)

Oifig an Choimisinéara Teanga, Ireland

Conradh na Gaeilge (Gaelic League), Ireland

Europa Esperanto Unio (2 contributions)

Esperanto France

Europe-Démocratie-Esperanto (2 contributions)

Comité Pauvreté et Politique, France

DLF Bruxelles-Europe

Internacia Scienca Instituto "Ivo Lapenna"

Matris lingua, I want my language back

Observatoire européen du plurilingualisme

Panhellenic Association of Translators

Délégation des Barreux de France (au nom du Conseil national des Barreux, du Barreau de Paris et de la Conférence des Bâtonniers)

Centre d'Etudes Jacques Georgin

GEM+ "Pour une gouvernance européenne multilingue" asbl

AlumISIT

Plataforma per la Llengua

Česká esperantská mládež, z.s. (Czech Esperanto Youth)

Wirtschaftskammer Österreich

Irish Translators' and Interpreters' Association

FIT Europe, Regional Centre of the International Federation of Translators

International Certificate Conference Languages (ICC)

Cornish Language Board

Stiftung Lichterfeld

Zentralverband des Deutschen Handwerks e.V.

Exilio - Hilfe für Migranten, Flüchtlinge und Folterüberlebende e.V.

Interkultura Centro Herzberg (Esperanto-Gesellschaft Südharz)

EsperantoLand e.V.

Verein Deutsche Sprache e.V.

Budapesti Orvos-Egészségügyi Eszperantó Szakcsoport

Accademici

Eòghann Dickson, University of Glasgow

Federico Gobbo, University of Amsterdam

Angelo Ariemma, Università degli Studi "La Sapienza" di Roma

Daniel Gonçalves, University of Lisbon

Jean-Claude Barbier, Université Paris 1 Panthéon Sorbonne

Universitat Rovira i Virgili

Michele Gazzola, Ulster University

Universidade do Algarve

François Grin, Université de Genève

Christoph Knabe, Beuth-Hochschule für Technik Berlin

Robert Phillipson, Copenhagen Business School

Isabelle Pingel, Université Paris 1 Panthéon Sorbonne

Victor Ginsburgh, Université Libre de Bruxelles / Université catholique de Louvain & Juan D. Moreno-Ternero, Universidad Pablo de Olavide

Privati

234 contributi ricevuti da privati

 

[1] La necessità dovrebbe essere valutata caso per caso. Chi si è espresso ha proposto diverse varianti di questo requisito: i richiedenti dovrebbero a) fornire una motivazione, b) dimostrare un «interesse legittimo» o c) dimostrare che il documento ha una qualche influenza su di loro.

[2] Una variante di questa idea è quella di istituire un regime linguistico basato su una distinzione tra i principali siti web dell’UE (i cosiddetti siti web di livello 1) e siti web dell’UE più dettagliati o tecnici (siti web di livello 2). All’interno di questo gruppo emergono differenze per quanto riguarda il numero di lingue ufficiali da utilizzare per ciascun tipo di sito web. Esistono due approcci principali, ossia

· utilizzare tutte le lingue ufficiali dell’UE per i principali siti web dell’UE e un numero minimo di lingue per gli altri siti web più dettagliati o tecnici (inglese, francese, tedesco, oltre a possibilmente italiano e spagnolo) o far tradurre questi siti web in tutte le lingue ufficiali tramite traduzione automatica;

· utilizzare un numero limitato di lingue ufficiali dell’UE per i principali siti web (inglese, francese, tedesco, oltre a possibilmente italiano e spagnolo) e meno lingue (quali inglese, francese e tedesco o solo inglese) per i siti web tecnici più dettagliati.

[3] I partecipanti si riferiscono al 60, 75, 80 o 90 % della popolazione europea.

[4] Un partecipante cita il potenziale della traduzione assistita da computer (i cosiddetti «CAT-tool»), che un traduttore utilizza per facilitare il processo di traduzione.