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Recommendation on how the European Defence Agency handled the applications of its former Chief Executive to take on senior positions at Airbus (OI/3/2021/KR)

Martedì | 13 luglio 2021

The Ombudsman conducted an inquiry on her own initiative into the decision of the European Defence Authority (EDA) to allow its former Chief Executive to take up two senior positions with Airbus, an aerospace company.

The Ombudsman’s inquiry also looked into how the EDA dealt with the fact that the former Chief Executive took up his new positions before the EDA had authorised him to do so, which is a breach of the EDA’s Staff Regulations.

The Ombudsman found that the conditions imposed on the former Chief Executive by the EDA in its authorising decision were insufficient when measured against the risks, and could not be monitored and enforced. There were also shortcomings in how the EDA assessed the risk of conflicts of interest.

The EDA should have instead applied stronger conditions and forbidden the former Chief Executive from taking up the position which gave rise to the greatest risk of conflict with the EDA’s legitimate interest. Not doing so amounted to maladministration by the EDA.

Based on these findings, the Ombudsman issued two recommendations:

(i) In future, the EDA should forbid its senior staff from taking up positions after their term of office where a clear conflict of interest arises with the legitimate interests of the EDA;

(ii) The EDA should set out the criteria for forbidding such moves, in order to give clarity to senior staff. Applicants for senior EDA posts should be informed of the criteria when they apply.

Decisione nel caso 1416/2019/VB sull’inclusione da parte della Commissione europea di un progetto per la costruzione di un terminale per il gas in Croazia nell’elenco dei progetti di interesse comune (PIC) – progetti di infrastrutture energetiche transfrontaliere – e la sua successiva decisione di concedere al progetto finanziamenti dell’UE

Mercoledì | 16 dicembre 2020

Il caso riguardava un progetto per la costruzione di un terminale galleggiante per il gas naturale liquefatto su un’isola croata. I denuncianti erano preoccupati per il fatto che la Commissione europea avesse incluso il progetto nell’elenco dei progetti di interesse comune (PIC) – progetti di infrastrutture energetiche transfrontaliere – e gli avesse concesso finanziamenti dell’UE nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa (CEF). I denuncianti ritenevano che il progetto non fosse conforme ai criteri rilevanti per l’inclusione nell’elenco dei PIC e per l’accesso ai finanziamenti dell’UE.

La Mediatrice ha esaminato la vicenda e non ha riscontrato nulla che potesse far concludere che la Commissione avesse commesso un manifesto errore di valutazione quando aveva incluso il progetto nell’elenco dei PIC e concesso i finanziamenti dell’UE. Considerato che la Commissione ha ora fornito chiarimenti e spiegazioni in merito alle argomentazioni sollevate dai denuncianti, la Mediatrice ritiene che ulteriori indagini su questa denuncia non siano giustificate.

Decisione nel caso 2168/2019/KR sulla decisione dell’Autorità bancaria europea di accogliere la richiesta del suo direttore esecutivo di assumere l’incarico di amministratore delegato di un gruppo lobbistico finanziario

Mercoledì | 18 novembre 2020

Il caso riguardava la decisione dell’Autorità bancaria europea (ABE) di consentire al proprio direttore esecutivo di assumere l’incarico di AD di un gruppo lobbistico.

La Mediatrice ha riscontrato due casi di cattiva amministrazione e ha formulato tre raccomandazioni per evitare che questioni del genere si ripresentino in futuro.

Primo: laddove necessario, l’ABE dovrebbe avvalersi dell’opzione di vietare ai propri dirigenti di assumere taluni incarichi dopo la scadenza del mandato. Tali divieti dovrebbero valere per un periodo di tempo limitato, ad esempio due anni.

Secondo: l’ABE dovrebbe stabilire i criteri per la tempistica dell’imposizione di simili divieti in futuro, al fine di dare indicazioni chiare ai propri dirigenti. I candidati a posizioni dirigenziali dell’ABE dovrebbero essere informati di tali criteri quando presentano la candidatura.

Terzo: l’ABE dovrebbe porre in essere procedure interne atte a impedire con effetto immediato ai suoi dipendenti in procinto di passare a un altro impiego di continuare ad accedere a informazioni riservate.

La Mediatrice ha chiuso l’indagine dopo che l’ABE aveva accolto le sue raccomandazioni e adottato le relative misure di attuazione.

La Mediatrice è fiduciosa che le politiche introdotte dall’ABE contribuiranno a evitare in futuro dannosi «cambi di casacca». Le nuove tutele introdotte dall’ABE dovrebbero essere di ispirazione per altre istituzioni e agenzie dell’UE ai fini della revisione delle rispettive norme.