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Decisione nel caso OI/5/2020/MHZ relativa al funzionamento del meccanismo per il trattamento delle denunce dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) per presunte violazioni dei diritti fondamentali e al ruolo del responsabile dei diritti fondamentali

Mercoledì | 08 giugno 2022

La Mediatrice ha avviato un’indagine di propria iniziativa per esaminare il modo in cui l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) gestisce le presunte violazioni dei diritti fondamentali attraverso il suo “meccanismo di trattamento delle denunce” e per trattare il ruolo e l’indipendenza del responsabile dei diritti fondamentali di Frontex a tale riguardo.

Nel contesto di un’indagine precedente, la Mediatrice aveva raccomandato la creazione di un meccanismo indipendente per la gestione delle denunce relative alle operazioni Frontex. Il meccanismo per il trattamento delle denunce è stato approvato dai legislatori dell’UE ed è diventato operativo nel 2016.

Attraverso tale meccanismo Frontex gestisce le denunce di persone che ritengono che i loro diritti fondamentali siano stati violati nel contesto delle operazioni dell’Agenzia. Il ruolo del responsabile dei diritti fondamentali consiste nel trattare direttamente le denunce riguardanti le azioni del personale di Frontex e nel garantire che le denunce riguardanti il personale delle autorità nazionali che intervengono nelle operazioni dell’Agenzia siano trattate correttamente dalle autorità competenti.

L’indagine mirava a valutare in che modo Frontex ha attuato le nuove norme relative al meccanismo di trattamento delle denunce e al responsabile dei diritti fondamentali, entrate in vigore nel novembre 2019. Ha inoltre cercato di valutare l’efficacia complessiva di tale meccanismo, in un contesto di preoccupazione pubblica per le violazioni dei diritti fondamentali nell’ambito delle operazioni Frontex.

Fin dalla sua creazione, il meccanismo per il trattamento delle denunce è stato utilizzato per un numero molto ridotto di casi, senza che vi siano state denunce sull’operato dei membri dello staff di Frontex. Tra il 2016 e il mese di gennaio 2021 il responsabile dei diritti fondamentali ha ricevuto 69 denunce, di cui 22 ricevibili. Poiché alle operazioni partecipano membri del personale di organismi diversi, che rispondono ad autorità diverse, può essere difficile per i potenziali denuncianti individuare i presunti responsabili e capire come e a chi possano denunciare presunte violazioni e chiedere un risarcimento attraverso i canali appropriati.

Nell’ambito di questa indagine, la Mediatrice ha inoltre esaminato le denunce trattate dall’apposito meccanismo e ha individuato varie potenziali carenze che potrebbero rendere più difficoltoso per i cittadini segnalare presunte violazioni dei diritti fondamentali e chiedere un risarcimento. L’indagine della Mediatrice ha inoltre individuato ritardi da parte di Frontex nell’ottemperare ai suoi nuovi obblighi relativi al meccanismo di trattamento delle denunce e al responsabile dei diritti fondamentali.

Sulla scorta dell’indagine svolta, la Mediatrice formula a Frontex una serie di suggerimenti per migliorare l’accessibilità del meccanismo di trattamento delle denunce per le potenziali vittime di violazioni dei diritti fondamentali e per rafforzare la responsabilità delle operazioni Frontex e di tutti coloro che vi partecipano. Tali suggerimenti vertono su come poter far conoscere più facilmente alle potenziali vittime di violazioni dei diritti fondamentali le possibilità di ricorso e segnalazione dei casi di violazione, nonché su come migliorare il trattamento e il seguito dato alle denunce.

 

Decisione sul rifiuto del Servizio europeo per l’azione esterna di concedere l’accesso del pubblico ai documenti relativi alla missione di polizia dell’UE per i territori palestinesi (caso 2051/2021/MIG)

Lunedì | 07 marzo 2022

Il caso riguardava una richiesta di pubblico accesso ai documenti relativi alla missione civile dell’UE nei territori palestinesi. Il SEAE ha identificato sei documenti corrispondenti alla richiesta del denunciante per i quali ha rifiutato di concedere l’accesso. A tal fine, ha invocato eccezioni ai sensi delle norme dell’UE sull’accesso del pubblico ai documenti, sostenendo che la divulgazione degli stessi avrebbe potuto pregiudicare l’interesse pubblico in termini di sicurezza pubblica e relazioni internazionali.

La squadra di indagine della Mediatrice ha consultato i documenti in questione e ha ottenuto ulteriori spiegazioni riservate dal SEAE. Tenendo conto di quanto precede e dell’ampio margine di discrezionalità di cui godono le istituzioni dell’UE quando ritengono che la sicurezza pubblica e le relazioni internazionali siano a rischio, la Mediatrice ha considerato che la decisione del SEAE di rifiutare l’accesso non fosse manifestamente errata. Considerando che l’interesse pubblico a rischio non può essere sostituito da un altro interesse pubblico ritenuto di maggiore importanza, la Mediatrice ha archiviato il caso non riscontrando estremi di cattiva amministrazione.