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Decisione nel caso 21/2016/JAP relativo alla mancata concessione da parte del Consiglio dell’UE dell’accesso ai pareri giuridici sulle proposte di regolamenti che istituiscono la Procura europea e l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (EUROJUST)

Giovedì | 07 marzo 2019

Il caso riguardava il rifiuto del Consiglio dell’Unione europea di concedere il pieno accesso ai pareri giuridici sulle proposte legislative di regolamenti che istituiscono la Procura europea (EPPO) e l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (EUROJUST).

Nel corso dell’indagine della Mediatrice, il Consiglio ha accettato di divulgare due dei quattro documenti, ma ha mantenuto il suo rifiuto di divulgare integralmente i due documenti rimanenti, sebbene sia stato concesso un accesso parziale.

La Mediatrice riconosce che il rifiuto di divulgare interamente i pareri giuridici era giustificato, in quanto avrebbe compromesso la tutela della consulenza legale e dei procedimenti giudiziari. Di conseguenza ha chiuso il caso senza riscontrare gli estremi di cattiva amministrazione; tuttavia ha invitato il Consiglio a riesaminare il suo rifiuto con il passare del tempo.

Decisione nel caso OI/8/2015/JAS - Decisione della Mediatrice europea che delinea possibili proposte in seguito all'indagine di carattere strategico OI/8/2015/JAS riguardante la trasparenza dei triloghi

Giovedì | 18 gennaio 2018

Questa indagine di carattere strategico riguarda la trasparenza di un’importante parte informale del processo legislativo dell’Unione Europea, ovvero, la trasparenza delle negoziazioni informali denominati “triloghi”.

I due organi legislativi dell’Union europea, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea, attuano la legislazione conseguentemente a un progetto di legge della Commissione Europea. Nel corso di questo processo, entrambi i co-legislatori, assistiti dalla Commissione, negoziano nei cosiddetti triloghi, consultazioni informali tra i rappresentanti delle tre istituzioni coinvolte. Durante un trilogo, il Parlamento e il Consiglio cercano di approvare un testo comune, sulla base della loro posizione iniziale, che è quella votata in conformità con la procedura legislativa regolare. I triloghi si sono rivelati un modo molto efficace nella conclusione di tali accordi, e gran parte della legislazione è oggi adottata in questo modo.

L’Unione Europea è una democrazia rappresentativa, nella quale i cittadini hanno il diritto di ritenere responsabili i propri rappresentanti per le scelte politiche fatte in loro rappresentanza. I cittadini hanno il diritto di partecipare al processo democratico dell’Unione Europea. La trasparenza dei triloghi è un elemento fondamentale per la garanzia dell’effettività di questi diritti e per la legittimazione delle leggi europee. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che la possibilità che i cittadini dell’Unione Europea siano informati sulle riflessioni che sono alla base dell’atto legislativo è una condizione necessaria per l’esercizio dei loro diritti civili e politici.

Sebbene, generalmente, il processo legislativo dell’Unione Europea sia abbastanza trasparente, anche in confronto a molti Stati Membri, questa specifica parte del processo ha destato preoccupazioni riguardo all’equilibrio tra l’efficienza del processo dei triloghi e la trasparenza dello stesso.

Prendendo in considerazione queste premesse, la Mediatrice europea ha aperto un’indagine di carattere strategico. La Mediatrice ha analizzato quali documenti e informazioni e a che punto delle discussioni, dovrebbero essere proattivamente messi a disposizione dell’opinione pubblica, in modo tale che i cittadini possano usufruire dei propri diritti.

La trasparenza dei triloghi è un elemento essenziale della legittimità del potere legislativo dell’Unione Europea. I cittadini devono essere in grado di poter controllare il comportamento dei propri rappresentanti nel corso di questa parte fondamentale del processo legislativo. I cittadini inoltre esigono informazioni sugli argomenti soggetto di discussione durante i triloghi per essere in grado di partecipare al processo legislativo in modo effettivo.

Accogliendo con favore il progresso raggiunto finora riguardo al miglioramento della trasparenza dei triloghi, la Mediatrice propone, tuttavia, che le tre istituzioni rendano pubbliche la seguente documentazione e le informazioni a essa connesse: le date degli incontri dei triloghi, le prese di posizione iniziali delle tre istituzioni, gli ordini del giorno generici degli incontri, i documenti “a quattro colonne”, i testi finali di compromesso, gli appunti degli incontri che sono stati resi pubblici, le liste dei decisori politici coinvolti e, per quanto possibile, una lista di eventuali documenti discussi durante le negoziazioni. L’insieme di questa documentazione dovrebbe essere inserita in una banca dati comune di facile utilizzo e comprensione. Sebbene alcuni documenti potrebbero essere disponibili mentre le discussioni dei triloghi sono in corso, le istituzioni, agendo nell’interesse pubblico, potrebbero considerare di rendere pubblici, in maniera proattiva, alcune tipologie di documenti, solo dopo la conclusione delle negoziazioni.

Decision in case 66/2016/DK on the European Research Council Executive Agency’s action concerning a request for access to documents

Giovedì | 21 dicembre 2017

The case concerned the complainant’s request for access to two e-mails sent from the private e-mail account of the President of the Governing Board of the European Research Council Executive Agency to the members of the Scientific Council of the Agency. When the Agency refused access on the basis that the two e-mails were not in its possession as they were sent from a private account, the complainant turned to the European Ombudsman.

The Ombudsman opened an inquiry into the issue, after which the President of the Governing Board provided the Agency with copies of the two e-mails. Thus, the Agency could assess the complainant’s request for access to the e-mails under Regulation 1049/2001[1]. The Agency then granted the complainant partial access to the documents. The Ombudsman obtained full copies of the two e-mails and was able to verify that the redactions made in the copies disclosed to the complainant were justified.

The Ombudsman therefore closed the inquiry with a finding of no maladministration.

Decision in case 709/2015/MDC on the Commission's refusal to grant public access to drafts of the final Impact Assessment Report accompanying its proposal for a Directive amending the Fuel Quality and Renewable Energy Directives

Mercoledì | 04 ottobre 2017

The case concerned the Commission’s refusal to grant public access to draft versions of an Impact Assessment Report (IAR) on indirect land-use change related to biofuels (ILUC). Disclosure of the documents was refused on the ground that it would undermine the Commission’s decision-making process. The complainant, a group of organisations, considered that it should be granted access to the documents it requested.

The Ombudsman inquired into the issue. She noted that in September 2015, Parliament and Council adopted Directive 2015/1513. That Directive was based on the Commission’s legislative proposal to which the impact assessment report, the draft versions of which were at issue in this case, was attached. The Ombudsman therefore proposed that, in light of these new circumstances, the Commission grant public access to the requested documents. The Commission disagreed, arguing that there had been no maladministration on its part. It however invited the complainant to make a new request for access to documents, in light of the new circumstances. The complainant later informed the Ombudsman that, following a new request for access to documents, the Commission granted access to the documents it had requested. The Ombudsman thus closed the case with a finding that no further inquiries into the complaint were justified. She also pointed out that the Ombudsman is entitled to ask an institution to take into consideration, when responding to a proposal for a solution of the Ombudsman in an access to documents case, new arguments as to why a document should be released.

Decisione nel caso 1959/2014/MDC riguardante il rifiuto della Commissione europea di concedere al pubblico l’accesso a moduli di valutazione concernenti richieste di cofinanziamento di meccanismi per il trattamento dei dati relativi ai codici di prenotazione dei passeggeri

Giovedì | 13 luglio 2017

Il caso riguardava il rifiuto della Commissione europea di concedere al pubblico l’accesso a moduli di valutazione redatti per valutare le richieste degli Stati membri di cofinanziamenti da parte della Commissione, destinati all’istituzione di sistemi nazionali di trattamento dei dati relativi al codice di prenotazione (PNR[1]). La denuncia è stata presentata da un membro del Parlamento europeo.

Nel negare l’accesso ai moduli di valutazione richiesti, la Commissione ha invocato una sentenza del Tribunale, che ha riconosciuto la necessità di mantenere la segretezza dei lavori dei comitati di valutazione in relazione alle procedure di appalto. In tale causa, il Tribunale ha stabilito che la divulgazione delle opinioni dei membri del comitato di valutazione ne comprometterebbe l’indipendenza, pregiudicando così in modo significativo il processo decisionale dell’istituzione interessata. Il denunciante ritiene tuttavia che tale sentenza non sia applicabile a una procedura concernente la valutazione di richieste di finanziamento presentate da Stati membri.

La Mediatrice ha svolto indagini sulla questione e appurato che il rifiuto della Commissione di divulgare i documenti richiesti non era giustificato, riconoscendo inoltre un interesse pubblico prevalente alla divulgazione dei documenti richiesti. La Mediatrice ha pertanto rivolto alla Commissione la raccomandazione di divulgare i documenti richiesti (accettando, tuttavia, che i nomi dei valutatori fossero omessi).

La Commissione ha rifiutato di accogliere la raccomandazione della Mediatrice, senza fornire motivazioni convincenti a sostegno della propria posizione. La Mediatrice ha, pertanto, archiviato il caso riscontrando gli estremi di cattiva amministrazione.

 

[1] I dati relativi al codice di prenotazione (Passenger Name Record - PNR) sono informazioni fornite dai passeggeri al momento della prenotazione dei biglietti e del check-in in aeroporto nonché raccolte dai vettori aerei per i propri scopi commerciali. I PNR contengono diversi tipi di informazioni, come le date di viaggio, l’itinerario, i dati relativi al biglietto, i recapiti, l’agente attraverso il quale il viaggio è stato prenotato, le modalità di pagamento, il posto assegnato e le caratteristiche dei bagagli.  I dati vengono archiviati nelle banche dati delle compagnie aeree relative alla prenotazione e al controllo delle partenze.

Decision in case 1102/2016/JN on the Commission’s failure to reply to correspondence and to fully disclose a document

Venerdì | 13 gennaio 2017

The case concerned the Commission’s failure to reply to the complainant’s correspondence in the context of a financial audit at the Member State level. Following the Ombudsman’s intervention, the Commission replied. It disclosed the document requested by the complainant but redacted some personal data (names of physical persons). The Ombudsman found that the Commission correctly justified the redaction under Regulation 45/2001.