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Il Mediatore chiede al Parlamento di intervenire in merito ai ritardi della Commissione nel trattamento delle richieste di accesso ai documenti

La Mediatrice europea Emily O'Reilly ha chiesto al Parlamento europeo un sostegno formale ai suoi sforzi per indurre la Commissione europea a dare seguito alle sue raccomandazioni volte a ridurre i ritardi sistemici nel trattamento delle richieste di accesso del pubblico ai documenti.

In una relazione speciale al Parlamento, la Mediatrice ha osservato che, sebbene la Commissione abbia indicato che sta già attuando la maggior parte dei suoi suggerimenti, le indagini della Mediatrice relative all'accesso del pubblico continuano a mostrare ritardi significativi.

Tali ritardi riguardano in genere le richieste di accesso relative a settori di notevole importanza pubblica. Esempi recenti dimostrano che la Commissione ha impiegato più di un anno per trattare le richieste relative a documenti relativi alla migrazione, ai fondi dell'UE per la ripresa e alle sanzioni nei confronti della Russia. Allo stesso tempo, la Mediatrice ha registrato un forte aumento delle denunce relative ai ritardi nell'accesso ai documenti nella Commissione, con un numero nel 2023 già quattro volte superiore a quello registrato per l'intero 2020. 

"I cittadini si aspettano giustamente che l'amministrazione dell'UE sia aperta, moderna e orientata al servizio: l'approccio della Commissione all'accesso ai documenti è ben al di sotto di tali aspettative."  

"Questi ritardi compromettono la capacità dei cittadini di controllare le decisioni e le politiche dell'UE in modo diretto e tempestivo. La Commissione deve fondamentalmente ripensare il suo approccio al fine di correggere questo problema sistemico."

"Il mio obiettivo ultimo è aiutare i cittadini a partecipare in modo significativo alla vita democratica dell'UE, che è un diritto sancito dal trattato. Per questo motivo ho chiesto il sostegno e l'azione del Parlamento in materia", ha dichiarato il Mediatore.

L'indagine della Mediatrice, avviata nel 2022, ha rilevato che quando le persone chiedono alla Commissione di rivedere la sua decisione iniziale di accesso - perché ha rifiutato o concesso solo un accesso parziale ai documenti richiesti - i termini del regolamento sulla trasparenza ( 1049/2001) non sono rispettati nell'85% dei casi.

Oltre il 60% di tali decisioni di riesame ha richiesto più di 60 giorni lavorativi, nonostante un termine massimo di 30 giorni lavorativi.

Nella sua raccomandazione, la Mediatrice ha suggerito alla Commissione di destinare maggiori risorse al trattamento delle richieste di conferma, di impegnarsi in modo costruttivo e aperto con le persone che richiedono documenti e di anticipare i temi di interesse pubblico in modo che possa essere proattivamente trasparente.

Da quando il Mediatore europeo è stato istituito nel 1995, sono state presentate al Parlamento 20 relazioni speciali, tutte sostenute. L'ultima relazione speciale, del 2018, riguardava la mancanza di trasparenza legislativa in seno al Consiglio dell'Unione europea.

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